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SERAPIONE
Un filo di musica rock, le matite, le carte.


Diario


29 maggio 2010

Trasloco

Serapione ha cambiato indirizzo e da stasera si trova qui:
http://serapione.ilbello.com/




permalink | inviato da Ermione il 29/5/2010 alle 20:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


20 marzo 2010

Solimano

Solimano - Primo Casalini - non c'è più.

Voglio ricordarlo con questo suo bel post su "La mia notte con Maud", uno dei miei preferiti. Se non lo conoscete, andate a vedere Abbracci e popcorn, uno straordinario blog sul cinema.

Grazie Primo.

La mia notte con Maud

 

Ma nuit chez Maud, di Eric Rohmer (1969) Con Jean-Louis Trintignant, Françoise Fabian, Marie-Christine Barrault, Antoine Vitez, Leonide Kogan, Marie Becker, Marie-Claude Rauzier, Guy Léger Musica : Ludwig Van Beethoven Fotografia: Nestor Almendros (110 minuti) Rating IMDb: 8.0
Solimano
Noi rohmeriani siamo tutto sommato pochi, ma convintissimi. Al tempo stesso quindi siamo fieri della nostra pochezza e rompiamo le scatole al restante -e maggioritario- universo mondo che rohmeriano non è. Proviamo a convertirli, però sappiamo che è difficile riuscirci; sono convinto che questa difficoltà nasca soprattutto non dalla difficoltà dei film di Rohmer, ma dalla loro apparente facilità, che porta fuori strada gli infedeli di cui vogliamo salvare anime e corpi.

Il mio migliore amico -amico di fatti, non di parole- al mio ennesimo sollecito si rassegnò a guardarsi “L’ami de mon amie”, poi mi disse che gli era abbastanza piaciuto perché l’aveva trovato una soap opera però girata con più cura di Beautiful. Il bello è che il mio amico aveva a suo modo ragione, perché “L’ami de mon amie” è anche una soap opera, è una delle possibili chiavi di lettura.
Se si praticasse ancora il vecchio e bieco gioco di che cosa portarsi dietro in un isola deserta, come film non avrei dubbi: “Ma nuit chez Maud”. Non racconto la trama, perché spero sempre nella conversione di qualche infedele, o almeno di trasformarlo in catecumeno, preferisco mettere qui alcune delle singolarità del film, che fu quello che impose Rohmer, dopo il successo limitato a pochi intimi de “La collectioneuse” che è di due anni prima e che ho già inserito nel blog sia come film sia come post (due volte) nella vista logica La moda nel cinema.
Dei quattro protagonisti, il narratore (Jean-Louis Trintignant) è ingegnere, Maud (Françoise Fabian) è medico, Françoise (Marie-Christine Barrault) è biologa, Vidal (Antoine Vitez) insegna filosofia all’università. Se si tirano le somme alla fine del film, quello che ne esce peggio è proprio il letterato Vidal, vedi caso letterato come Rohmer, che nasce professore di lettere, poi autore di documentari culturali per la TV, poi capo-redattore dei “Cahiers du cinema”. A cinquant’anni, con un background di quel tipo, si mise a fare film.
Fra gli attori c’è anche Leonide Kogan. E’ proprio il famoso violinista, che non dice una parola, ma che esegue in teatro un tempo di una sonata giovanile di Beethoven per violino e pianoforte. Non ho trovato in rete il numero della sonata (anche IMDb non lo riporta), ma credo si tratti di uno dei tempi della sonata numero 5, detta “La primavera” (non il primo tempo, quello che tutti conoscono). Nel film c’è solo questa musica, eseguita non in sottofondo ma come parte del film.
La località è ben precisa, come quasi sempre in Rohmer. Si tratta in questo caso di Clermont- Ferrand. I motivi certi sono due: il narratore lavora alla Michelin, che ha (o aveva?) la sede più importante a Clermont-Ferrand, poi c’è Blaise Pascal, che era di questa città. La famosa scommessa pascaliana viene dibattuta nelle conversazioni del film e si discute anche del suo atteggiamento verso la matematica. Il narratore, che è cattolico, è contro Pascal ed i giansenisti, Vidal che è filosofo e marxista, è a favore, Maud, che appartiene ad una famiglia storicamente massone, disinteressata. A mio avviso ci sono altri due motivi per la scelta di Clermont-Ferrand: il primo è il paesaggio più vulcanico che montuoso, il secondo è la neve, e il conseguente ghiaccio per le strade, che è pronubo alla notte con Maud.
Ho il sospetto che Guy Léger, l’attore che fa la predica in chiesa, fosse un vero prete, di quelli che le cose le sanno. In IMDb, prima del nome e cognome, figura un R.P. che mi insospettisce. La predica si tiene nella cattedrale di Clermont-Ferrand.
La sceneggiatura, che è dello stesso Rohmer è di ferro, la differenza con “La collectioneuse” non potrebbe essere più grande. Là Rohmer fornisce le situazioni, che i tre attori sviluppano come gli viene, qui tutto è evidentemente deciso prima. Si potrebbe credere che sia così perché qui il discorso è alto e culturalmente impegnativo, ma c’è anche un altro motivo: qui Rohmer usa attori professionisti, attese due anni pur di avere Trintignant, una scelta felicissima. I professionisti è meglio imbrigliarli, a differenza degli attori agli inizi de “La collectioneuse”.
Le due scene chiave degli amori del narratore con Maud e con Françoise si svolgono entrambe in alto e all’aperto, in mezzo alla neve che sta fioccando. Sotto c’è la città, con le due grandi torri della cattedrale. E’ inverno, nei giorni attorno al Natale.

La scena risolutiva finale, quella in cui si scioglie il nodo sotteso per tutto il film, che ha anche una componente di giallo psicologico, si svolge invece al mare d’estate, cinque anni dopo gli accadimenti del film. Quando si rivedrà il film apparirà chiaro che tutto era già stato fatto capire e che quei cinque minuti non servivano a spiegare, fatto sta che la prima volta non me ne sono accorto. Lo scioglimento positivo è legato ad una menzogna che il narratore decide moralmente di dire.
Uno dei vezzi di Rohmer è di mettere due personaggi femminili in competizione, una bionda ed una mora. Generalmente prevale la bionda, ma non sempre.
Il film era molto difficile, perché nella trama, di per sé ci sarebbe qualcosa di ridicolo, per i nostri occhi laici. Rohmer riesce a tenere il punto, complice Trintignant alle prese con un personaggio semplice e complicato: cattolico convinto, seduttivo proprio in quanto tale.


Marie-Christine Barrault, la nipote del grande Barrault, il mimo de “Les Enfants du Paradis”, diversi anni dopo sposò Roger Vadim, che non ricordo a che punto fosse coi matrimoni, al quarto o al quinto. Il mio dispiacere fu grande, la Françoise di “Ma nuit chez Maud” non doveva farmi questo. Mi sembra di capire però che abbia reso felici gli ultimi anni di vita del turbolento Vadim, e questa è una buona cosa a cui poteva riuscire solo una come Françoise.
A parte le considerazioni che ho fatto, “Ma nuit chez Maud” è un grande film d’amore. Non l’amore carino, sognante, impermanente, in punta di piedi. L’amore vero, che ogni tanto, guarda un po’, si permette il lusso di esistere. Questo è il primo motivo per cui non mi stanco di rivederlo.


 


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permalink | inviato da Ermione il 20/3/2010 alle 13:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


13 marzo 2010

IL POPOLO VIOLA IN PIAZZA


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permalink | inviato da Ermione il 13/3/2010 alle 12:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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